Paziente e poco interventista, la tradizione di Langa è prima di tutto un principio: non manipolare ciò che la natura sa fare al meglio. Nel cuore della zona del Barolo, negli storici locali sotterranei della cantina di Castiglione Falletto, le uve diventano vino e riposano per anni nelle botti di rovere di Slavonia.


La raccolta avviene in cassette, la diraspatura e la pigiatura sono semplici, la fermentazione è spontanea con lieviti autoctoni.
Due rimontaggi manuali al giorno, fermentazioni malolattiche spontanee in inverno. L’affinamento in legno è lungo e paziente: 36 mesi per il Barolo, 24 per la maggior parte di Nebbiolo e Barbera. Solo il Dolcetto non va in legno, per conservarne la fragranza. Anche questo, secondo tradizione.
Le grandi botti di rovere di Slavonia non tostate le aveva acquistate Gigi – alcune da 120 ettolitri, ancora in uso oggi. Sono parte dell’identità della cantina e della continuità rispetto al passato: cedono poco al vino, lavorano lentamente, senza imporre gusto di legno.
Nel corso degli anni sono arrivate anche barrique e carati da 500 e 700 litri di rovere francese, strumenti diversi per vini diversi.




