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Le vigne delle Langhe e del Roero sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 2014. Un territorio variegato e collinare, scolpito dall’erosione del fiume Tanaro e, soprattutto, dal lavoro dei contadini che nei secoli hanno trasformato queste colline in un immenso giardino di vigneti.

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In dialetto piemontese, langa indica la cresta di una collina – e il paesaggio è esattamente questo: un susseguirsi di crinali ondulati, dove i suoli cambiano da versante a versante e le quote variano tra i 400 e gli 800 metri. Una diversità che si legge nei vini: terreni e esposizioni che cambiano, caratteri che mutano profondamente anche a pochi chilometri di distanza.

LA TRADIZIONE

Nelle Langhe la tradizione è un metodo. Una scelta precisa su come stare in vigna, come lavorare in cantina, come rispettare ciò che il territorio sa già fare da solo.

Un approccio tradizionalista significa produrre all’interno di questo sistema: valorizzare le specificità, rispettare i tempi, non forzare i processi, tanto in cantina quanto in vigna.


Amare il vino
significa amare
le vigne

In vigna, Gigi ha sempre dato importanza alla scelta dei terreni e alle lavorazioni manuali, seguendo i dettami tradizionali dell’agricoltura appresa dai nonni.

Vendemmia in ceste, quasi tutto il lavoro a mano, un diradamento estivo. Le vigne in posizione collinare elevata danno già rese naturalmente basse; potatura corta e diradamento estivo limitano ulteriormente la resa, lasciando che la pianta concentri le sue energie.

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Vigneti

12 ettari nei comuni delle denominazioni più iconiche del territorio

Serralunga d'Alba

Serralunga è uno dei comuni storici del Barolo – suoli compatti, vini strutturati e destinati al lungo invecchiamento. Da qui una buona parte delle uve per il Barolo Trecomuni, insieme a quelle per la Barbera d'Alba e il Dolcetto d'Alba.

Monforte d'Alba – Bricco San Pietro

Bricco San Pietro è la seconda sottozona per estensione nell'area del Barolo dopo la Bussia. Maurizio ha acquistato una piccola parcella in questa sottozona nel 2015, nella porzione chiamata Viglioni, a 370 metri sul livello del mare. L'esposizione a sud e l'altitudine favorevole fanno di questo vigneto il luogo ideale per un nebbiolo ricco e dalle caratteristiche distintive. Da qui nasce il nostro Barolo single vineyard Bricco San Pietro.

Roddino – Bricco del Cavallo

Sulle ripide pendici di Roddino, tra i 450 e i 500 metri, nasce la nostra Barbera d’Alba di punta. Il terreno calcareo e il microclima favorevole danno un vino di grande personalità, adatto all'invecchiamento. Il nome di questo vigneto viene da una storia vera: negli anni '60 Gigi acquistò un terreno molto ripido. Il contadino che lavorava quel fondo aveva solo un motocoltivatore a ruote e si rifiutò di salire su quel pendio; allora Gigi andò a comprare un cavallo da tiro e glielo portò. "Si può fare col cavallo", gli disse. Da allora quel bricco è sempre stato chiamato il Bric del Caval.

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Diano d'Alba – Sorì del Moncolombetto

A Diano d'Alba il Dolcetto trova le condizioni ideali per esprimersi al meglio: vitigno delicato e precoce, che predilige le esposizioni soleggiate e i forti sbalzi termici, ha trovato il suo ambiente perfetto sulle colline più alte e assolate della zona – i cosiddetti sorì, le colline baciate dal sole. Il Moncolombetto è uno di questi: un vigneto spettacolare, di oltre 70 anni, sulla sommità di una collina a 500 metri, circondato su tre lati da vigneti e considerato tra i migliori dell'intera denominazione. La particolarità del Dolcetto di Diano d'Alba è riconosciuta dalla DOCG, ottenuta anche grazie al lavoro di promozione di Gigi, che ha contribuito alla storica ripartizione della zona in 77 sorì. Sullo stesso terreno, ad alta quota, coltiviamo anche lo Chardonnay per il Langhe Blagheur.

Castelnuovo Calcea (zona Nizza)

Antica cascina Carelli alla Montà. Nel 2016 Maurizio acquista uno storico vigneto di Barbera d’Asti a Castelnuovo Calcea, 2.5 ettari nella pregiata zona del Nizza. Si tratta di una splendida posizione collinare a giro poggio, su terreno calcareo molto asciutto, tradizionalmente vocato per produrre Barbera d’Asti di grande struttura e longevità. Maurizio procede immediatamente allo scasso e al reimpianto della vigna, mettendo a dimora dodici mila viti di Barbera clone Kober, particolarmente adatto per produzioni limitate di alta qualità. La prima parziale vendemmia è del 2019. Dopo 18 mesi di affinamento in botte tradizionale di Rovere di Slavonia il vino viene imbottigliato come Barbera d’Asti Superiore